Rose Labyrinth

Seguendo il nome Roseto

Settembre 2024. Mi imbatto online nel nome di Roseto Capo Spulico. Inizia il primo contatto, seguono i primi scambi di e-mail e, provenendo dal mondo della comunicazione, comincio subito a indagare l’origine del nome Roseto: da dove deriva, quale significato racchiude e quali contenuti storici, culturali e identitari si celano dietro questa denominazione.

Per il momento non presto particolare attenzione alla parte “Capo Spulico” del nome. Quasi istintivamente mi concentro su “Roseto”, pur non avendo ancora alcuna conoscenza della storia del paese e del territorio circostante. A influenzare questa scelta contribuisce certamente il fatto che, nel contesto delle lingue europee, è facile intuire anche senza ricerche approfondite che il nome Roseto sia in qualche modo legato alla rosa. Per questo mi appare subito come un terreno familiare, apparentemente semplice da esplorare.

Approfondendo un po’ la ricerca, emerge rapidamente che il nome del paese deriva chiaramente dal termine latino rosetum. In questa parola, rosa significa naturalmente “rosa”, mentre il suffisso -etum era utilizzato nel latino arcaico e classico per indicare un luogo caratterizzato dalla presenza di una determinata vegetazione, o un’area coltivata con una specifica specie vegetale.

Basti pensare alla parola arboreto. In questo caso, arbor significa “albero”, mentre -etum indica un luogo coltivato o dedicato a una determinata specie vegetale. Il significato originario e letterale di arboreto è quindi quello di una raccolta di alberi, o di un giardino e un’area appositamente piantumati con essi. Non si tratta semplicemente di un parco, ma di una collezione arborea creata e organizzata consapevolmente, spesso con finalità scientifiche o botaniche. Allo stesso modo, olivetum indica un oliveto, quercetum una querceta e pinetum una pineta.

Di conseguenza, rosetum indica letteralmente un roseto, ovvero un giardino di rose o un’area coltivata e piantumata con rose.

Dal punto di vista linguistico, ci troviamo quindi di fronte a un toponimo che rimanda a una reale presenza vegetale. Nel caso di Roseto, è ragionevole supporre che la rosa abbia avuto in passato un ruolo significativo e distintivo nell’identità del luogo.

Questa interpretazione è ulteriormente rafforzata dalla natura stessa dei toponimi. I nomi dei luoghi tendono infatti a conservare ciò che, al momento della loro attribuzione, era percepito come caratteristico, distintivo o importante nella memoria collettiva di una comunità. Quando il nome di un insediamento richiama una specifica pianta, come nel caso di Roseto, ciò suggerisce di per sé che quella pianta avesse una presenza riconoscibile, significativa o comunque caratterizzante nel territorio al momento della denominazione. Naturalmente, questo non costituisce una prova di una coltivazione estesa delle rose, come narrano le leggende sibarite, ma lascia supporre che la rosa sia diventata, in qualche modo, un elemento identitario della comunità locale.

Approfondendo ulteriormente la ricerca, emerge chiaramente che il nome Roseto non è una creazione moderna. Compare già nelle fonti documentarie medievali a partire dal XII secolo, e il suo utilizzo è attestato da documenti dell’epoca normanno-sveva. L’attuale denominazione ufficiale del comune venne definita in via definitiva nel 1970 con decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R. 22 gennaio 1970, n. 52), quando la specificazione geografica «Capo Spulico» divenne formalmente parte integrante del nome del paese anche dal punto di vista amministrativo.

La sopravvivenza di questo nome per oltre ottocento anni lascia quindi supporre che la rosa — sia come giardino reale, sia come nome di un possedimento, sia come riferimento simbolico ed estetico — abbia rappresentato un elemento importante nella costruzione dell’identità del luogo. Ancora oggi gli abitanti conservano la tradizione secondo cui un tempo il territorio circostante era ricoperto di rose.

È da qui che ha iniziato a prendere forma una domanda dentro di me: come si può ridare oggi un significato vivo a questo nome, a questa eredità che attraversa i secoli?

Per me, la risposta è arrivata sotto forma di un labirinto.

Come creativo, progettista in permacultura, nonché progettista e costruttore di labirinti, l’idea di un labirinto di rose prende forma quasi immediatamente nella mia mente. Lo immagino come un modo per ricongiungere Roseto a questa parte della sua identità e, allo stesso tempo, per renderla visibile e condivisibile con il mondo.

Per me, associare il nome di Roseto Capo Spulico a un labirinto di rose non è stata una semplice scelta estetica. L’intento era quello di dare una forma contemporanea e viva alla profondità storica racchiusa nel nome e alla tradizione delle rose che continua a vivere nella memoria collettiva della comunità.

Questo labirinto è anche un Labirinto della Riconciliazione. Il Labirinto della Riconciliazione è una creazione intellettuale di Claire Wilson, progettista di labirinti sudafricana. La denominazione, il concetto, la geometria di base, la logica progettuale e il percorso archetipico sono frutto del suo lavoro. Per poter realizzare questo labirinto ho quindi avuto bisogno della sua autorizzazione, che mi ha gentilmente concesso e inviato in forma scritta.

La progettazione adattiva dello spazio, il dimensionamento, il tracciamento sul terreno, la definizione del sistema proporzionale, la determinazione della larghezza dei percorsi e delle aiuole, l’ottimizzazione del numero di rose, l’adattamento alle caratteristiche del sito, l’integrazione degli alberi esistenti, le correzioni effettuate in loco e i ricalcoli geometrici sono stati realizzati da me e dalla mia compagna, Laura, lavorando fianco a fianco durante l’intero processo.

La realizzazione materiale del labirinto è stata resa possibile grazie al lavoro condiviso con i membri della Tesoro di Roseto Cooperativa di Comunità, insieme ai volontari e ai collaboratori di Antiche Essenze di Calabria.

Caratteristiche principali del Labirinto della Riconciliazione delle Rose
Diametro: 40 m (131,23 ft)
Larghezza dei percorsi: 1,65 m (5,41 ft)
Larghezza delle aiuole di rose: 1,65 m (5,41 ft)
Lunghezza totale del percorso percorribile: 351 m (1.151,57 ft)
Numero di piante di rose: 1.122
Due ingressi orientati verso est
Un’uscita situata tra i due ingressi
Durata complessiva del progetto, dall’idea alla realizzazione: circa 1 anno e mezzo
Durata della costruzione fisica: circa 1 mese e mezzo

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